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martedì 29 dicembre 2009

Minimal Lager - Southern Accent



A Real Minimal Lager Point Of View

"There's a southern accent, where I come from the young 'uns call it country / The yankees call it dumb I got my own way of talkin'/ But everything is done, with a southern accent Where I come from" (Tom Petty)

Tariffe poco convenienti per poeti di periferia/ Operatori della notte con un’aria rassegnata, tornano a casa, dopo una battaglia combattuta col mouse e la cuffia. Oggi mi sento minimal lager, e forse è meglio così, credo. Berrò un bicchiere d'acqua tonica e fumerò una Camel light per stendere i nervi dello stomaco.

Ancora una domenica in questo mondo sommerso / Ancora un barbaglio di vacuità. Il Minotauro stavolta ha preferito il petto di pollo fritto, visto che la coscia se l’è presa il Bardo di Allimarr

"Quattro polli fritti e una Coca" diceva John Belushi

E cosa resta del nostro Natale, a parte lo spleen dell'infanzia, e la mia copia di Vanity Fair ancora nel cellophane - A parte me, il mio sconforto e la mia voglia di rivalsa

Sono Cosce di pollo fritto all’inferno, è il ritorno di Tom Petty e il ricordo di una casa al mare radioattiva e l’intenso moto orizzontale di reti ortopediche da modellare su plot degni del miglior Ballard mediterraneo

Sono schede pre pagate (da attivare) in questa deriva di continente spento, ma ancora una luce è accesa qui e brilla un lume da dietro quella finestra, c’è ancora speranza, c’è ancora magia, per me / Mentre la team leader di Mileto mi osserva dal filtro della sigaretta con la benevolenza di un aguzzino.

Sono sceso per le scale sicuro che ti avrei incontrato in quella cucina infestata da spettri di rivalsa in una notte mediterranea / Il tuo modo di danzare sopra le mie ambizioni, mai così evanescenti, e il mio zoppicante destino / Cucina di lirico trasporto, velivolo fatato in questo oblio che chiamiamo notte / Fermate quel folle al volante di una Rover nera del '97!

Oh, luce eterna di consapevole Redenzione / Non è un paese per Minotauri questo oggi e Tonino lo sa! Oggi sopravvive solo l'anti-eroe minimal, il trapezista del foglio, il virtuoso della cuffia...

Otto ore di pc e ancora sono qui a martellare su questa tastiera, mentre fuori il vento ulula selvaggio e ruggisce la pioggia sopra la mia noia e il mio inappagato ego celestiale e demente che vaga come un matto in libera uscita... And Come On Up For Rise Up!!!

(Continua)

lunedì 2 novembre 2009

Dylan’s Break # 1




Dylan’s Break # 1

Inizio con una notte di pioggia. Inizio con una notte di Ottobre. Sapete quando vi prende quel senso d’inadeguato rapimento e vi sentite un tutt’uno col respiro cosmico delle tenebre e ogni cosa, ogni pensiero si fa largo nella vostra mente fino a divenire benzina che devasta le pareti del vostro animo

QUESTA è una di quelle notti…

Ma non mi è concesso il riposo adesso, né la solitudine, o meglio non una reale solitudine, in fondo anche questa è una notte mediterranea… Ho letto tre libri che mi riconducono a questo istante, ero sicuro di averli chiusi in una busta legata stretta ad una camicia sbrindellata di ricordi e del trasporto… un letto caldo, ma umido d’amore in gocce madreperlacee. Nuvole veloci e pensieri rapaci di sodomia esplodono nel bagliore di una bottiglia di birra vuota da 66 cl. e mi ritrovo a scappare nudo con addosso soltanto un paio di calzini bianco-dignità

Chiara era fatta così, lo voleva tutto per sé. Nelle sue note di follia, nascoste fra una pentatonica e un sorriso, che abilmente sapeva riporre come melodie acquose dentro il legno di una solid body

In quelle notti d’autunno, quando il Tirreno sembrava capirci meglio di qualsiasi cosa, e sapevamo farci bastare il nostro piccolo sogno intimista a base di tabacco Golden Virginia, pizze d’asporto e dischi di Bob Dylan; in quelle sere dolci e dense come sciroppo di mandorla, sentivo un afrore escapista e sereno. Era vento dell’ovest

E mi chiamarono Demetrio e l’elemento da cui nacqui fu l’acqua. Ed io, colpo singolo in questa notte argentata, mi accingo a ritrovare la via di casa. La mia casa è una periferia silenziosa. Da qui, si dice, non è passato nessuno a portare la Storia. La mia camera è stata ricavata da "una negozio", spesso i miei sogni si svolgono in una bottega di generi alimentari. C’è una bilancia rossa e un’affettatrice grigio metallizzata.

Mio nonno era calzolaio, mio padre impiegato statale, e io mi occupo di schede prepagate. Ma non mi sembra un gran fardello da portare. Credo che il call center sia il viatico necessario della nostra generazione, un segno dei tempi. Stanotte sto ripensando a Chiara, e al mio periodo "carioca". Vi parlo dei miei colleghi, audaci agent, falchi in una notte di rivalsa… Ogni giorno incrociamo in una strana alchimia che pare una danza rituale, fatta di ginseng, caffè, chewing gum al mannitolo e sigarette, le nostre cuffie in una sfida all’O.K. Corral di promozioni e attivazioni commerciali. Soliloquio per un armonicista periferico. Eroe silente obbligato a vivere della propria voce. Discendente di Cassio e d’Eracle e fratello del Mercenario di Tebe.

Mi sento la cosa più vicina al minotauro racchiuso dentro un labirinto che i miei contemporanei chiamarono Open Space

E adesso la mia idea di sentimento si collega con il suono di Beyond Here Lies Nothin’ ...Credo che la mano di Mike Campbell in quel brano sia molto più eloquente di qualsiasi simposio sull’eros.

Ci sono artisti leggendari che hanno fiamme più alte e splendidamente più brillanti e maggiore consenso, come i Beatles, Bruce Springsteen o Michael Jackson, ma Bob Dylan ha un posto unico nella cultura pop. Come l'artista che è stato ed è semplicemente il più influente negli ultimi 40 ultimi anni...

Non male per un piccolo armonicista del Minnesota. Il suo ultimo capolavoro si chiama Forgetful Heart. Nessun cantante ha mantenuto un così elevato standard qualitativo nel corso di una carriera tanto lunga e prolifica come quella del menestrello di Duluth.

Demetrio ha viaggiato indietro nel tempo facendo rotta verso l’Egitto di Iside e Osiride, cercando la rotta degli Argonauti e il vello d’oro della Riscossa, per poi tornare alla sua miserabile esistenza di sconfitto. Nello stereo Dylan biascica un ruvido blues

Attraversa una porta che non sa bene dove lo condurrà. Verso il suo passato, verso una vita altra, o forse solo un giorno nuovo di sole, vento e acqua in una terra verde di rivalsa…

Ma oggi vorrebbe parlare senza più dover rispondere e ascoltare senza sentire sto lamento di tariffe troppo costose, di sogni che non è stato possibile realizzare, promozioni scadute senza rinnovo automatico, soltanto un birillo in una partita a bowling di angeli caduti, mentre sta bevendo la sua splendente armatura invisibile… E’ convinto che il mal di testa sia diretta conseguenza dell’errata fiducia che l’umanità ha riposto nel linguaggio verbale…

E’ così che bisognerebbe vivere l’autunno mediterraneo: scalzi, a bere birra ghiacciata e a fumare Camel senza filtro per contemplar il cielo, ora limpido mentre una ridda di suoni tesse il firmamento del nostro Avvenire. Un soliloquio per piccoli armonicisti di periferia.


“Cuore smemorato come un’ombra vagante nel mio cervello. Tutta la notte sto sveglio ad ascoltare il suono del dolore. La porta è chiusa per sempre, se davvero c’è mai stata una porta” (Bob Dylan)

martedì 6 ottobre 2009

Kafka Breaks # 2 - Riflessioni per un cavaliere



Kafka Breaks # 2 - Riflessioni per un cavaliere

Nulla, a pensarci bene, può spingere uno a essere il primo in una corsa dei cavalli. Il vanto di essere riconosciuto come il miglior cavaliere di una provincia, rallegra appena si scatena l'orchestra, troppo, perchè la mattina dopo si possa evitare di pentirsene. L'invidia degli avversari, di genti astute e abbastanza influenti, ci procura dolore nello stretto corridoio, che ora percorriamo a cavallo verso quel ripiano, che poco prima era vuoto, salvo alcuni cavalieri arrotondati, che disegnavano il loro piccolo profilo sull'orlo dell'orizzonte.
Molti amici nostri si affrettano a ritirare i loro guadagni e solo dietro le spalle ci gridano il loro evviva dagli sportelli lontani; ma i migliori amici non hanno puntato affatto sul nostro cavallo, perchè temevano di doversela rifare con noi, se perdevano; ora che il nostro cavallo è arrivato primo e loro non hanno vinto, si voltano quando si passa e preferiscono guardare le tribune. I concorrenti, dietro a noi, saldi in sella, cercano di misurare la disgrazia che li ha colpiti e l’ingiustizia che viene fatta loro in quel modo: assumono un aspetto disinvolto, come se dovesse avere inizio una nuova corsa, fatta sul serio, dopo questo giuoco da ragazzi.
A molte signore il vincitore appare ridicolo, perché si gonfia senza sapere poi come contenersi dinanzi a tutte quelle strette di mano, saluti, inchini, cenni da lontano, mentre i vinti stanno a bocca chiusa e battono sul collo dei loro cavalli che quasi nitriscono. Infine comincia addirittura a piovere dal cielo che si è fatto scuro.

…(E) è la stessa cosa essere presidente del consiglio e lavorare in un call center, meglio essere inutile che necessario...

martedì 29 settembre 2009

Kafka Break # 1 – I passanti



Kafka Break #1 – I passanti

Quando di notte si passeggia per una via, e ci corre incontro un uomo – gia visibile di lontano perché la strada è in salita e c’è la luna piena – non lo afferreremo, anche s’è debole e cencioso, anche se qualcuno corre dietro a lui e grida, ma lo lasceremo proseguire.
Perché è notte, e non dipende da noi che la strada salga, dinanzi a noi, nella luna piena, e inoltre, forse quei due hanno organizzato quell’inseguimento per divertirsi, o forse tutt’è due inseguono un terzo, forse il primo viene inseguito senza ragione, forse il secondo vuol uccidere e noi diventeremmo correi in un omicidio, forse i due s’ignorano completamente, e ciascuno di loro, sotto la propria responsabilità, se ne corre a letto, forse sono dei sonnambuli, e forse il primo ha delle armi. E infine, non saremo stanchi, dal momento che abbiamo bevuto tanto vino? Possiamo esser contenti di non vedere più nemmeno il secondo uomo che corre lungo la strada.

Ho raccontato questa storia ad un mio amico e lui pensa che i corridori della notte erano lì con l’effetto di provocare i passanti, così tanto per far qualcosa, vestirsi di nero, come un valletto della Rai, o da narcotrafficante colombiano, scrivere ‘na poesia chi pàrle male de ddio, così pè provocà!