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sabato 30 luglio 2011

Avatar Experiment Vol. I



Ognuno possiede il suo OUTFIT personale

Perfino tu, che ti muovi a fatica in questa piccola utilitaria, come un tricheco impigliato dentro una scatola di sigari


- Noi che odiamo l’estate ma amiamo la bella musica -

Vivi come se dovessi morire domani e pensa come se non dovessi morire mai.

E poi magari pensi “me lo sbatto al culo il fatto che conosco la musica di Duke Ellington, i libri di Kafka, Joyce e Miller, tutti i film d’arte che ho visto negli anni, tutte le emozioni vere che ho provato davanti ad un Klimpt, invece di pensare, come sarebbe stato più consono a quell’età…

- E adesso? Nel mezzo del cammin di un cristiano in crisi, che tenta invano di adeguarsi a questo andazzo, e di fare il coglionazzo, ma che ahimè non sempre ce riesce…

Vabbè l’ammetto Philip Catherine non lo conoscevo!
Lotterò come un leone per trasformare questo ghigno nel mio sorriso migliore!

niente! però uno cresciuto dagli anni 70 in poi non è cresciuto in quel mondo, non nelle città almeno... poi tv e giochi... ci sono da oltre 30 anni, solo internet e cellulari mancavano... il video registratore esiste dai primi '80... la cosa bella degli anni novanta è che almeno andavamo nelle sale giochi, che ci piaceva la stecca o il calcio balilla... che giocavamo 3 ore a pallone, e conoscevamo il sapore del sudore e della terra... questo si... ma la fabula stile anni '30... io tutte queste scatole di latta e 'ste pasticche di naftalina negli armadi, durante gli anni 80 non me li ricordo...

Non riesco a capire coloro che si rifugiano nella realtà perché hanno paura di affrontare la droga

"Senza la musica per decorarlo, il tempo sarebbe solo una noiosa sequela di scadenze produttive e di date in cui pagare le bollette."

martedì 6 ottobre 2009

Kafka Breaks # 2 - Riflessioni per un cavaliere



Kafka Breaks # 2 - Riflessioni per un cavaliere

Nulla, a pensarci bene, può spingere uno a essere il primo in una corsa dei cavalli. Il vanto di essere riconosciuto come il miglior cavaliere di una provincia, rallegra appena si scatena l'orchestra, troppo, perchè la mattina dopo si possa evitare di pentirsene. L'invidia degli avversari, di genti astute e abbastanza influenti, ci procura dolore nello stretto corridoio, che ora percorriamo a cavallo verso quel ripiano, che poco prima era vuoto, salvo alcuni cavalieri arrotondati, che disegnavano il loro piccolo profilo sull'orlo dell'orizzonte.
Molti amici nostri si affrettano a ritirare i loro guadagni e solo dietro le spalle ci gridano il loro evviva dagli sportelli lontani; ma i migliori amici non hanno puntato affatto sul nostro cavallo, perchè temevano di doversela rifare con noi, se perdevano; ora che il nostro cavallo è arrivato primo e loro non hanno vinto, si voltano quando si passa e preferiscono guardare le tribune. I concorrenti, dietro a noi, saldi in sella, cercano di misurare la disgrazia che li ha colpiti e l’ingiustizia che viene fatta loro in quel modo: assumono un aspetto disinvolto, come se dovesse avere inizio una nuova corsa, fatta sul serio, dopo questo giuoco da ragazzi.
A molte signore il vincitore appare ridicolo, perché si gonfia senza sapere poi come contenersi dinanzi a tutte quelle strette di mano, saluti, inchini, cenni da lontano, mentre i vinti stanno a bocca chiusa e battono sul collo dei loro cavalli che quasi nitriscono. Infine comincia addirittura a piovere dal cielo che si è fatto scuro.

…(E) è la stessa cosa essere presidente del consiglio e lavorare in un call center, meglio essere inutile che necessario...

martedì 29 settembre 2009

Kafka Break # 1 – I passanti



Kafka Break #1 – I passanti

Quando di notte si passeggia per una via, e ci corre incontro un uomo – gia visibile di lontano perché la strada è in salita e c’è la luna piena – non lo afferreremo, anche s’è debole e cencioso, anche se qualcuno corre dietro a lui e grida, ma lo lasceremo proseguire.
Perché è notte, e non dipende da noi che la strada salga, dinanzi a noi, nella luna piena, e inoltre, forse quei due hanno organizzato quell’inseguimento per divertirsi, o forse tutt’è due inseguono un terzo, forse il primo viene inseguito senza ragione, forse il secondo vuol uccidere e noi diventeremmo correi in un omicidio, forse i due s’ignorano completamente, e ciascuno di loro, sotto la propria responsabilità, se ne corre a letto, forse sono dei sonnambuli, e forse il primo ha delle armi. E infine, non saremo stanchi, dal momento che abbiamo bevuto tanto vino? Possiamo esser contenti di non vedere più nemmeno il secondo uomo che corre lungo la strada.

Ho raccontato questa storia ad un mio amico e lui pensa che i corridori della notte erano lì con l’effetto di provocare i passanti, così tanto per far qualcosa, vestirsi di nero, come un valletto della Rai, o da narcotrafficante colombiano, scrivere ‘na poesia chi pàrle male de ddio, così pè provocà!