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sabato 24 settembre 2011

Amy Winehouse Eternal Sunshine Of Spotless Mind


Com'è felice il destino dell'incolpevole vestale!
Dimentica del mondo, dal mondo dimenticata.
Infinita letizia della mente candida!
Accettata ogni preghiera e rinunciato a ogni desiderio

How happy is the blameless vestal's lot!
The world forgetting, by the world forgot.
Eternal sunshine of the spotless mind!
Each pray'r accepted, and each wish resign'd


lunedì 11 luglio 2011

Più presto di così



Che fine ha fatto dio questa notte? proprio adesso che avevo bisogno di lui, non lo
trovo, non lo vedo.
Non sarà mai più presto di così, perciò forse è meglio darsi una regolata, qui e adesso.
E se tendono una mano, non domandarti, cosa vogliono da me adesso?
Afferrala, adesso... qui... ora!

Che fine ha fatto dio questa notte? proprio adesso che avevo bisogno di lui, non lo
trovo, non è tra i miei appassionati. In una notte inaffondabile dove non conosce ristoro la solitudine

Che fine ha fatto dio questa notte? proprio adesso che avevo una domanda per lui, non lo sento col suo passo pesante e la sua bocca impastata di whisky e di beatitudine.

Che fine ha fatto? Poteva almeno pagare il conto prima di andarsene...

mercoledì 6 luglio 2011

Conrad Break

Il buio è innocenza più di quanto lo sia il giorno con le sue lussuriose chimere. Il buio accomuna adulti e bambini nell'innocenza del mondo astrale. Nel sogno e nel buio sperimentiamo continuamente la nuda realtà della nostra solitudine: “E' impossibile comunicare la sensazione che accompagna un determinato periodo della nostra esistenza. E' impossibile. Viviamo così come sogniamo, da soli.


sabato 2 luglio 2011

Il Testamento di Odisseo


Solo poche semplici parole

Solo un brivido che separa il trillo della virtù dalle melliflue e inconsistenti vacuità dell’animo umano. Gioia verso l’abisso infinito che mi separa dalla follia, dalle sinuose e plastiche visioni del Futuro. Domani ci sveglieremo ancora dentro la nostra mortale vestigia
Danzeremo forse come spiriti fatati, che vagano senza soluzione di continuità nell’etere

Perché non sappiamo far altro che respirare, perché la nostra natura liquida si è fatta carne

Aspiriamo ad uno stato solido che non ci appartiene, siamo pesci di un mare silente
Siamo piccole lucciole che vagano nella notte, illuminate da piccoli led,
Tutto ciò che desideriamo è il desiderabile. Tutto ciò che siamo è un riverbero, un soffio di una passata e gloriosa antichità.

Polvere che si posa sopra il tempo, sulle nostre vite.

Ma questa storia non respirerà del grandioso tocco epico, e questo ci rende tristi.
Eppure il segreto risiede dentro il nostro codice del dolore. Svuotate le mie viscere e saprete cosa sono stato, e cosa ho amato. Svuotate il mio armadio e vedrete che ho cercato di essere uomo umile ed essenziale.

Meglio non accumulare ricchezze, il tesoro dei pirati rallenta la corsa verso la verità, e io corridore infaticabile nella notte, preferisco reggere questa fiaccola e cercare luce, comprensione di questo Caos, di tutti gli elementi del cosmo, della mia natura inquieta.

Ho ancora fede, e speme e cerco un paio di caviglie indistruttibili capaci di ridarmi energia, di rendere meno faticoso il mio tragitto. Ma nella corsa so già che dovrò affrontare delle prove, fare delle scelte, salutare dei compagni di viaggio per sempre.

Polvere che brilla e si fa porpora, nella notte. Respiro fatato di un ruggire ancestrale. Sento fragori di battaglie e glorie passate che forse non torneranno e questo mi rende cupo, bagnando di consapevolezza il mio presente.

Meglio non vivere rivolti al passato, il passato è una lama rovente che squarcia il nostro presente. C’è qualcosa di magico e di sbagliato nel suo ricordo, nel suo fragore. Destiamoci dunque e rendiamo il futuro qualcosa di cui rendere partecipi tutti. Anche chi ci ha preceduto.

I nostri sogni non sono fiabe: coraggio andiamo a realizzarli!




sabato 12 giugno 2010

Qualcosa nella notte - Bruce Springsteen



"Quando abbiamo trovato le cose che amavamo, erano distrutte e agonizzanti nella polvere. Abbiamo cercato di raccoglierne i pezzi, e allontanarci senza essere feriti, ma ci hanno raggiunti al confine dello stato, e hanno bruciato le nostre macchine in un ultimo combattimento, e ci hanno lasciati scappare bruciati e accecati, a inseguire qualcosa nella notte" (Bruce Springsteen)

Credo esista un momento nella vita di ogni Uomo, di un artista, che altri potrebbero definire, stato di grazia... A me piace iniziare da una notte di insonnia e da quello che probabilmente è stato il testo che più di ogni altra cosa, (ma ho letto anche una mezza dozzina di libri, Il Processo di Kafka, Mody Dick, Delitto e Castigo, e altri due o tre di cui al momento mi sfugge il titolo) ha segnato il percorso umano ed artistico emozionale.

Sapete, basta allertare le proprie antenne e lasciar scorrere la vita nel flusso sanguigno, c'è qualcosa di più che l'alcool, le sigarette o gli stupefacenti. C'è il trillo del sentire pacato, in una notte narcotica come questa, e fidatevi pure, le vere storie possono iniziare solo in un momento come questo.

Ero addormentato a letto, in una culla umida e senza tempo, vagavo a ritroso, fra i miei pensieri facinorosi: ho sempre amato momenti come questi, vita a tavoletta, storie di ordinaria emarginazione, ma non parlo di solidarietà verso i fratelli dell'est o del nord africa, parlo, nello specifico, dei miei commilitoni, delle truppe di fanteria dell'outbound, gente valorosa sti ragazzi dei call center, con le loro "inutili" lauree umanistiche appese ai muri delle case natie.

Sono con voi ragazzi! E vi svelo un segreto, sono sempre stato dalla vostra parte, da quando quell'estate mi preparavo economia aziendale, col letto fuori dal balcone.
Ci sono state notti, come questa, in cui niente sembrava potesse davvero cambiare, dove era oscuro il significato della strada; e ci sono stati momenti di sconforto, ma non è questo il momento in cui ci arrenderemo, non ancora, c'è la breccia da tenere e Oh Notte, colpiscimi pure coi tuoi spasmi, sono in piedi come un soldato a tenere il tempo, e non mi piego al tuo volere, ho smesso di sognare un mondo migliore, voglio mordere questo momento e prendermi un pezzo di ciò che spetta a me, a noi, posso davvero dirlo?
Questo è il nostro giorno, e questa è la notte in cui dai nostri compromessi nascerà il destino, il nostro domani altro. Questi sono i miei tempi. Questo è ciò che ero. Ricordate e fatelo con orgoglio, di ciò che ero, che pensavo e che sono stato.
Ho sempre amato la vita e la libertà e non ho mai voluto compromessi. Il futuro è dentro di noi e sorride del nostro migliore presente. Basta avere fiducia, chiudere gli occhi e assaporare la brezza che corre sulla nostra pelle nuda, bella e non ancora del tutto corrotta.

domenica 2 maggio 2010

Facinorose Periferie Silenziose



Licantropi di città e vampiri di mattina ci danno dentro. Vogliono darmi un nuovo giro di vite, e il motore è spento ammesso che ci sia davvero un motore/ Credo sia rimasto davvero senza carburante adesso; pensavo fosse una pompa di benzina invece era solo una piazzola per urinare, capita sempre più spesso ormai... Ad ogni giro di ruota sono sempre più stanco e scassato. Ho perso la magia, il sogno e la dignità, ho perso la mia magnifica inquietudine

Ma ci sono ancora io ricoperto di polvere e di solitudine e provo a far bruciare questa strada lungo le mie manie: è un sogno depravato tenerti per mano lungo la via che porta al dolore e alla bellezza / Un giorno capirò che l'unico modo per evitare di soffrire è smettere di porsi domande stupide/ Un giorno saprò che la chiave per accedere ai miei sogni è questo cardine rugginoso.

Di tutte le qualità umane quella migliore resta la bellezza, mutevole e capace di renderci persone migliori e capaci di tutto, credetemi la bellezza è il motore universale del mondo / Una volta qui c'era un bulbo fiero, ma troppo pogo e poco riposo hanno creato chiazze di sconforto. Cuore vigliacco e stanco, non sa dimenticare ma non sa combattere, buono per sentire il tempo che scorre e la lancetta è veloce oltre questo spleen!
Facinorose periferie silenziose avvolgono il mio sentire come una coperta lenitiva. Abbiamo combattuto tutta la notte per questo? Eravamo solo estranei perduti in un parcheggio a confessare reciproche colpe. Peccati di solitudine e lussuria, errori commessi solo per dare fastidio, o per vigliaccheria...
(Continua)

venerdì 9 aprile 2010

Ironico Nichilista Stomp



Forse ho rincorso un sogno e non un paio di gambe, forse era una balena bianca da fiocinare. E forse ero solo il mio dolore alle 4 del mattino, ad urlare e a mangiare una foto di me giovane. Ad ascoltare i Pearl Jam in una notte solitaria. Forse oggi mi sono fatto male da solo per sentire se riuscivo a provare qualcosa. Forse non dovevo spendere quello sproposito per questi stivali neri con le ghette e forse credo ancora nei sogni, nelle magliette blu da scrittore americano.
E dovrei sorridere di ciò che sono: sarà anche questo pianoforte a rendermi romantico e fiducioso ma un pò effemminato, eh!

Diffidate ragazzi! Di me, di quello che dico e delle ragazze che bevono birre da 66 cl / Io sono cresciuto a pane, salame e rock and roll e coi jack c'ho sempre litigato parecchio. Forse ho rincorso un sogno e non un piercing. Forse una balena bianca da fiocinare
Tonight i'll burn the lyrics, 'cause every chorus was your name, dice così la canzone oh! ma chi c.zz si ricorda, adesso! Era l'oceano o una pozzanghera lungo il viale, ero io o la controfigura atletica a darsi da fare nel tuo letto disfatto?
Ero io oppure il mio alter ego triste a piangere da solo in macchina. Nessun posto dove andare e tutte le mie cose raccolte dentro buste nere di sgomento. E non c'era più spazio per i miei desideri e forse stavo sognando oppure ero sveglio per la prima volta.

E il nostro letto era freddo e vuoto e il mio petto era triste come il frigo di una camera d'albergo. Forse non dovevo spendere tempo a pensarti dato che non so nemmeno come ti chiami. Lacrima di pioggia/ Luna nel pozzo /Sono un pò triste e un pò sorridente, ma dopo tutto sono giorni confusi questi

lunedì 5 aprile 2010

E il commissario Montalbano ruppe il vetro


Siamo a bordo della "Heart of Gold", ormai da settimane e stiamo viaggiando con la propulsione di improbabilità infinita. Accompagnati dal vecchio Neil Young che spesso si chiude in bagno con un sacchetto contenente una polverina bianca. Forse è diabetico e ha bisogno della sua medicina. Non mi piace quando la gente mi osserva senza abbozzare un cenno di saluto o di complicità. Fantasmi di elettricità attraversano il mio riposo inquieto.
Il Prof. ha terminato il suo saggio "Della pioggia, del vento, del treno e della nave" e adesso per sopperire alla solitudine telefona alla sua signora della notte, quella che lo capisce meglio dei suoi allievi e dei suoi colleghi, ampollosi esseri di celluloide, chiusi nel loro incomprensibile universo di vacuità. "Mettersi a dieta è come smettere di amare se stessi", disse Lei, ingollando un sorso di succo di pompelmo Santal. Sarà l'isteria a premiarci, riflessioni generazionali, senza soluzione di continuità.

E ci sono anche io qui, con un occhio chatto con Silvestro, con l'altro guardo Montalbano che rompe i vetri di una villetta, e con l'orecchio ascolto un pezzo di Warren Zevon, My shits fucked up. E' una fresca serata di aprile, un timido sole ha scaldato le mie camicie infeltrite e i miei ricordi annebbiati, legislatori di se stessi. Questo è il mio blues # 43 o se preferite il lamento del cornuto # 27. Ma lasciatevelo dire che uno che ha fatto il maresciallo di cucina e che di queste cose se ne intende.
"Lascialo stare, fagli credere che ha ragione lui!" Per tutta la vita è stata così, me la sono cavata in qualche modo, ma alla fine erano tutti rapporti falsati.

Ho vissuto una vita sbilanciato sul lato dell'egoismo, il mio culto della personalità si è impadronito della mia anima e a me è rimasta una piccola nicchia di rancori e insoddisfatti desideri; ecco perché ho sempre amato questo tipo di persone, lo sono anche io. Un dannato, un emarginato dal dialogo. Con me è impossibile discutere, tutti mi danno sempre ragione, è come una droga, non posso più smettere adesso! Chi mi aiuterà a fermarmi, ci vorrebbe una pallottola d'argento, ci vorrebbe un amore capace di spingermi al centro della vita per poi stritolarmi fra gli ingranaggi di un copione mutevole: non un cattivo ma un perdente, non un regista ma un attore sul palcoscenico della vita. Life'll Kill Ya

giovedì 1 aprile 2010

La débacle del nichilista


E' una di quelle giornate in cui ti senti rinascere dentro una luce fredda di rimpianti. Ho la gastrite, o almeno così mi sembra. Questa non è la Silicon Valley mediterranea. Questa è la valle delle frane e delle ruspe! Il sole mi rigenera, ma chi me la paga la benzina adesso? Posso anche farmi un giro a piedi, far finta di essere un fitness man, così pè provocà, con la fascetta in testa e la tuta Nike, ma al supermercato sempre dodici tipi di corn flakes ci saranno! Milano e Sydney da qui sembrano troppo distanti, anche se adesso stiamo bevendo un gin tonic a Le Passion. Oggi su Lifegate passava un pezzo di Neil Nathan, uno di quelli belli. E ancora non vi ho parlato di mio cugino: impiegato, pasticciere e guitar hero a tempo perso. Il mio vicino di casa questa settimana ha stabilito un nuovo record, ha lavato la macchina cinque volte in una settimana, e ha letto per intero una rivista di moda e fashion style. Io non ho ancora finito quel libro, che tanto mi piace e tanto mi rende nostalgico. Oggi andrò a trovare la mia ragazza della notte. E' davvero intrigante col suo profumo selvatico.

La guida galattica per gli autostoppisti nella sua dissacrante vena comica mi azzanna con una risata abrasiva:
"E c'erano alcuni che arrivavano a pensare che fosse stato un errore perfino emigrare nella foresta, e che in realtà gli antenati sarebbero dovuti rimanere negli oceani"
Salutiamo Emile, salutiamo il nichilista, perchè questa è la sua débacle. Il cuoco del ristorante al termine dell'universo ha chiesto un aumento, magari col tempo si abituerà anche a respirare l'azoto, ma per adesso la cosa gli provoca strani sfoghi violacei sulle squame della testa. E per tutto il resto: Don't panic!

mercoledì 31 marzo 2010

... E papà come sta?


Il timido sole solleva una ridda di colori. Gli ipermercati sono pieni di agenti della Frimm nelle loro giacche a tre bottoni nere/ E io per la prima volta capisco che non è facile fare la spesa col passeggino e col marmocchio di qualcun altro.
Quanto è cambiato il mio profilo! Posso anche mantenere la stessa montatura ai Ray-Ban, ma la differenza si nota uguale. Vesto spesso di nero, come una rock star, così pè provocà, anche se c'è il sole, anche se c'è vento.
Devo ricominciare la dieta ed è meglio iniziare a fare una corsetta, la mattina, se voglio arrivare all'estate in forma. Tre sigarette al giorno, so che mi fanno bene. Quel cartone animato in 3D non era malvagio, piaceva al marmocchio, ma non mi è dispiaciuto affatto!
Dicono che l'amore aiuta a trovare un posto nel mondo. Io ho trovato un posto di lavoro, invece. La tenerezza non può essere leggera, oggi, proprio no.

Mi sveglio con la sensazione che pagherò un prezzo per i miei pensieri di libertà e di ironia. Mio nonno era una delle persone più divertenti al mondo, ma non ha mai dovuto formattare sei volte un computer in un mese; al massimo ha portato la macchina di tanto in tanto dal meccanico, lui. La sua vera occupazione era chiamare tutti Charlot, era un uomo del suo tempo, e sapeva come leggere le carte dentro un fumoso bar di periferia.

...E papà come sta?
Bene, grazie! Anche se non vota più socialista e non andrà a vedere Bob Dylan quest'anno con la sua combriccola, come usava sempre fare. Demetrio corre alla fermata del bus, con la sua cartella di lavoro e io domani compirò 37 anni. Che bel traguardo, vero?

lunedì 29 marzo 2010

Leggera è questa mia notte


Leggera è questa notte! Ed io autista in smoking posteggio l'autobus della provocazione lungo il viale delle sette automobili;
erano otto proprio come lui era mio zio.
Non si è mai abbastanza coraggiosi da diventare vigliacchi definitivamente, ma la tenerezza non può essere leggera. Parole stonate come un sax tenore sotto la pioggia: gratuite, se ci pensate bene le cose gratis fanno sempre un pò paura, hanno un sapore troppo zuccherino per essere ben digerito. Mentre la verità sarà sempre amara, scomoda e puzzolente.
Ma a volte si può sussurrare menzogna camuffata dagli abiti regali dell'amicizia.
Siamo stati tutti invidiosi di qualcuno o di qualcosa, perché forse è meglio così e perché l'opera di Shakespeare si intitola Otello e non Iago. E anche se leggera è questa mia notte e le tue mani senza fine accarezzano la mia perversa anima, mi sento piccolo, insicuro e innocente, per una volta.

Ma io sono sempre stato un fesso e del giudizio altrui me ne sono sempre fregato.
Ho sempre cercato il sorriso e la provocazione. Camuffando insicurezza e desiderio dentro mani senza fine/ Questa ruota è in fiamme mentre rotola lungo la strada

Era meglio la mia infanzia coi Ricchi e Poveri a farmi da colonna sonora. Oggi mi sento un cupo rocker in sovrappeso. Ieri ero su un palco, ma solo per capire che quello non era il mio destino. Ho sempre amato le macchine vecchie, forse perchè mi sentivo un cretino a guidare quell'autobus nuovo, ma credo che tutti quanti sono degli eroi quando vogliono qualcosa, ed io voglio solo sentire un vento leggero come questa notte mediterranea.
Ero legato a doppio filo a quelle cuffie, vivendo della mia voce e del mio sarcasmo.
Ho spinto oltre le mie paure quella Rover nera, cercando nelle curve di Contessa il senso della vita in un vorticoso giro di basso, mentre la chitarra inseguiva chimere etrusche. Oh, questa ruota è in fiamme mentre rotola lungo la strada...

giovedì 18 marzo 2010

L'amore è un drago dormiente - Busi Break


Non è mai leggera la diversità. E questo ve lo dice uno che con la diversità ci combatte dalla nascita. Mezzo ebreo, mezzo nero in una città di vigliacchi cattolici.
Mio padre era un rappresentante di collant, mia madre faceva la cameriera part time e sognava di lavorare come centralinista. Ma quella che veramente mandava avanti la baracca era mia nonna.
Mia nonna era davvero un tipo anticonformista, la prima ballerina con una gamba di legno ad esibirsi senza protesi sul palco. Non è mai leggera la diversità.
E' come una pustola che si gonfia, si gonfia, ma poi non succede niente. Cioè sei tu che la stuzzichi, e se sei mezzo nero e mezzo ebreo in una città di vigliacchi cattolici non puoi far altro che ironizzare sul tuo destino.
Lasciatemi perdere a me, che sono nato solo pè provocà (...)

Però me lo ricordo il giorno che sono nato veramente, mi stavo facendo la barba, dovete sapere che io la barba non la tengo, la stavo facendo così pè provocà, pè fischiettà e per dar fastidio ai miei coinquilini, bianchi, sessisti e vighiacchi porci cattolici. E c'era questo pezzo dei Timoria

"E poi se ne va nella sua grotta se ne va nuovo veleno e gli artigli leviga Fa la prova del fuoco Rintanato resterà Per farsi pregare Per farsi cercare Rintanato resterà E farà ancora male Pregherai di fare male Perchè è un drago dormiente l'amore"

Adesso dovete sapere che io di solito ascolto solo musica fatta da neri nord americani, o da ebrei newyorkesi in viaggio per Amsterdam, ma questa è una storia diversa.
Il ragazzo suona la sua armonica solitaria, e nella stanza vuota la candela fa una capriola. C'è stata la neve così come adesso splende il sole. Ma lui non se ne accorge nemmeno. Ha smesso di interessarsi a tutte queste cose. Conta solo la sua scatola elettronica provvisoria. Conta il suo dolore intimo e riservato, la sua insoddisfazione. Non è mai leggera la diversità, forse perchè l'amore è un drago dormiente che nasce dall'autocombustione. Ogni uomo è sovrano del suo destino. Ogni uomo brucia in un vello d'oro di insoddisfazione. Non si è mai abbastanza coraggiosi da diventare vigliacchi definitivamente...
Io invece amo soltanto sguazzare nella provocazione.

mercoledì 24 febbraio 2010

Night Moves - Seger Break


Non eravamo innamorati, oh no, eravamo lontani. Non eravamo alla ricerca di qualche cosa di straordinario. Eravamo solo giovani, inquieti ed annoiati, vivevamo alla giornata e rubavamo ogni occasione possibile. Ognuno faceva la sua parte seguendo il ritmo della notte.

Sembrava fosse accaduto solo ieri, ma è passato un sacco di tempo. Anna era adorabile, era la regina delle mie notti. Là nel buio, con la radio che sussurrava bassa parole di vento e fuoco. Avevamo segreti che abbiamo diviso, le montagne che abbiamo mosso... presi come da un fuoco, come da un fuoco impossibile da controllare, fino a che non sono rimaste che le ceneri. E non è rimasto più niente da provare. Ed io mi ricordo quello che lei mi diceva, quando giurava che sarebbe sempre stato così.

Un giorno mi svegliai dalla parte sbagliata del letto, dopo una notte spesa a pensare e a pregare. Cadeva una pioggia biblica sopra i nostri destini.

Mi sono svegliato invecchiato e stanco, senza più uno stereo a suonare le canzoni che tanto amavamo. Anna se n'è andata, forse perché non riuscivo più a darle il mio fuoco, forse il fuoco era diventato cenere fredda, intorno a me.

Non eravamo amanti, ma estranei selvaggi che lottavano nella notte

Insieme ascoltavamo sempre Night Moves di Bob Seger e ci sembrava di muoverci con la nostra Chevrolet immaginaria lungo la zona del Michigan, e dei laghi del nord, ma era solo la nostra amata catena costiera tirrenica. Luoghi fatati della memoria, li puoi visitare anche tu, se lo vorrai, se la strada non è ancora franata, in questa notte mediterranea di pioggia e vento e dolore.

Se verrai qui, troverai me, e Anna e il ritmo della notte della nostra Chevrolet immaginaria ad aspettarti, solo seguendo il suono dei ricordi, lungo la strada che ti porta dal valico della Crocetta al Mare Nostrum...

Chiudi gli occhi e segui il ritmo della notte

sabato 6 febbraio 2010

Salutiamo la pioggia



Salutiamo la pioggia,
ancora una volta
ancora una notte

Angeli caduti in una danza rituale
corrono per le strade di periferia
Una luce al neon disturba la mia malinconia
e la voce di un Poeta si leva oltre la sfera del dolore

Questa notte ci sono ragazzi dell'est che gridano la loro rabbia. Li puoi sentire:- Presta orecchio e abbassa il volume del tuo stereo, perchè quel finto dolore venne registrato in uno studio tanto tempo fa

Salutiamo la pioggia,
ancora una volta
ancora una notte

Mi sento come se dovesse accadere qualcosa, ma la mia Musa è sparita in un parcheggio con un amante occasionale

E mi ritrovo da solo sotto questo diluvio, sotto questo dolore possente c.-ch.-ché scc-ohorre oltre le mie vene

Camminerò ancora un pò sopra me stesso e con scarpe inadatte tenterò una danza tribale di Benessere & Redenzione

Salutiamo la pioggia,
ancora una volta
ancora una notte

Alzati Oh, Regina di Sabba!
E donami splendore
E donami coraggio
per resistere alla mia vacuità
e allo sconforto

lunedì 19 ottobre 2009

Sono io in quel bar - Waits Break



"Sono io in quel bar - Waits Break"

" Fui concepito una notte di maggio in un motel californiano, tra una bottiglia rotta di bourbon e una Lucky Strike incenerita, vicino agli avanzi di un tramezzino al tonno, e nacqui otto mesi più tardi sul sedile posteriore di un taxi"

Questa breve gag, che Tom Waits ama spesso raccontare, descrive in modo esauriente il cantautore-attore californiano. A mezza strada fra un crooner di Marte e uno chansonnier ubriaco di Kurt Weill, il Nostro ha costruito nell'arco di oltre 35 anni di carriera artistica, un percorso unico e indissolubile, legato alla canzone, al cinema e al teatro.

Come non ricordare i suoi capolavori "Blue Valentine", Rain Dogs" "Mule Variations" e la sua operachi romantico di "Franks Wilds Years".

Anche al cinema Waits è molto legato, ricordiamo almeno le sue apparizioni in "Short Cuts" di Altman, "Dracula" di Coppola e "Daunbailò" di Jarmush.

In questo momento possiamo vederlo nei panni del Diavolo in "Parnassus" di Terry Gilliam.

In novembre sarà poi la volta del suo nuovo disco live "Glitter And Doom", a testimonianza del suo ultimo tour. Sono sedici tracce che descrivono un percorso artistico ed umano senza precedenti...

Il 7 dicembre l'artista di Pomona compirà 60 anni

martedì 6 ottobre 2009

Kafka Breaks # 2 - Riflessioni per un cavaliere



Kafka Breaks # 2 - Riflessioni per un cavaliere

Nulla, a pensarci bene, può spingere uno a essere il primo in una corsa dei cavalli. Il vanto di essere riconosciuto come il miglior cavaliere di una provincia, rallegra appena si scatena l'orchestra, troppo, perchè la mattina dopo si possa evitare di pentirsene. L'invidia degli avversari, di genti astute e abbastanza influenti, ci procura dolore nello stretto corridoio, che ora percorriamo a cavallo verso quel ripiano, che poco prima era vuoto, salvo alcuni cavalieri arrotondati, che disegnavano il loro piccolo profilo sull'orlo dell'orizzonte.
Molti amici nostri si affrettano a ritirare i loro guadagni e solo dietro le spalle ci gridano il loro evviva dagli sportelli lontani; ma i migliori amici non hanno puntato affatto sul nostro cavallo, perchè temevano di doversela rifare con noi, se perdevano; ora che il nostro cavallo è arrivato primo e loro non hanno vinto, si voltano quando si passa e preferiscono guardare le tribune. I concorrenti, dietro a noi, saldi in sella, cercano di misurare la disgrazia che li ha colpiti e l’ingiustizia che viene fatta loro in quel modo: assumono un aspetto disinvolto, come se dovesse avere inizio una nuova corsa, fatta sul serio, dopo questo giuoco da ragazzi.
A molte signore il vincitore appare ridicolo, perché si gonfia senza sapere poi come contenersi dinanzi a tutte quelle strette di mano, saluti, inchini, cenni da lontano, mentre i vinti stanno a bocca chiusa e battono sul collo dei loro cavalli che quasi nitriscono. Infine comincia addirittura a piovere dal cielo che si è fatto scuro.

…(E) è la stessa cosa essere presidente del consiglio e lavorare in un call center, meglio essere inutile che necessario...

martedì 29 settembre 2009

Kafka Break # 1 – I passanti



Kafka Break #1 – I passanti

Quando di notte si passeggia per una via, e ci corre incontro un uomo – gia visibile di lontano perché la strada è in salita e c’è la luna piena – non lo afferreremo, anche s’è debole e cencioso, anche se qualcuno corre dietro a lui e grida, ma lo lasceremo proseguire.
Perché è notte, e non dipende da noi che la strada salga, dinanzi a noi, nella luna piena, e inoltre, forse quei due hanno organizzato quell’inseguimento per divertirsi, o forse tutt’è due inseguono un terzo, forse il primo viene inseguito senza ragione, forse il secondo vuol uccidere e noi diventeremmo correi in un omicidio, forse i due s’ignorano completamente, e ciascuno di loro, sotto la propria responsabilità, se ne corre a letto, forse sono dei sonnambuli, e forse il primo ha delle armi. E infine, non saremo stanchi, dal momento che abbiamo bevuto tanto vino? Possiamo esser contenti di non vedere più nemmeno il secondo uomo che corre lungo la strada.

Ho raccontato questa storia ad un mio amico e lui pensa che i corridori della notte erano lì con l’effetto di provocare i passanti, così tanto per far qualcosa, vestirsi di nero, come un valletto della Rai, o da narcotrafficante colombiano, scrivere ‘na poesia chi pàrle male de ddio, così pè provocà!