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sabato 17 dicembre 2011

La casa col sole che tramonta ad est



"Prova ad immaginare un posto dove si è sempre al sicuro ed al caldo" (bob dylan)

martedì 2 novembre 2010

Il cuore non è una lavanderia automatica

“Demè ce l’hai i cavi per far partire la macchina? C’ho la batteria scarica, maledizione!” Fuori un’umidità atroce, Demetrio i cavi non li tiene ma aiuta lo stesso Michele, il suo collega a far partire la sua Peugeot: spingendo. E’ egocentrico come un gatto scappato dal condominio, però è uno di cuore, e nonostante il peso della sua malavita, riesce ancora di tanto in tanto ad indignarsi davanti alle storture della vita.

Crede nell’equilibrio, lui. E nel Karma: ogni azione ti porta in una differente direzione, fai del bene e riceverai bene, ma se fai del male, beh ti ritrovi a lavorare in un call center, no? Il purgatorio contemporaneo dove la generazione degli anni zero sta espiando le colpe dei padri. Ha detto proprio così quel sociologo in tv, ieri sera. Cosa avrà mai voluto dire? Demetrio questo non lo sa.

"Io so solo che c’è confusione nell’aria e il talento viene scambiato per presunzione, o peggio per accidia. Batte lo stesso il suo cuore, gira come se fosse la centrifuga di una lavatrice; sotto giri romba il motore diesel e fende la nebbia e la monotonia di una placida serata mediterranea."

“Io sono la voce, io sono presente, non so per quanto riuscirò a raccontare il mio tempo e a restare neutrale in questa battaglia che ci vede mercenari di chimere e di sogni irraggiungibili.” dice lui.

Demetrio però ha trovato il suo habitat, ci sono persone che stima e che apprezza in quel piccolo call center. Certo non è come lavorare per Endemol o per Pubblitalia, e a volte la frustrazione si fa sentire e anche lo stress, adesso poi sono mesi che non si ferma. Non si ferma mai. Ma gli sta bene così.

Si fosse fermato non avrebbe conosciuto Chiara, la Ragazza Cigno, quella che davvero riesce a capirlo e a stimolarlo. E di cui Demetrio, anche se non vuole ammetterlo nemmeno a se stesso è leggermente invaghito. Chiara è dolce e bella. Di una bellezza atipica. Selvaggia quasi, naturale... autentica.

Per fortuna esiste ancora la bellezza, e il post-moderno non può farci nulla! Potrà tentare di nasconderla, in un call center, magari, tentare il gioco delle tre carte, ma quelli sono trucchetti da dilettanti. A quelli come noi resta poco, ma qualche certezza riusciamo a conservarla, e se anche non riusciamo a vincere, possiamo ancora scendere in campo e disputare il nostro match. Palla al centro, e il fiato non ci manca, nemmeno il sogno!

E se piangi ti si arrugginiscono le guance, dicono. Non dorme mai la ruggine, non ce la fanno i forti a resistere, conta solo ciò che senti, qui e adesso. Perciò mostrami le tue cicatrici e ti mostrerò il mio dolore.

C'è un treno a grande distanza che si muove attraverso la pioggia, lacrime sulle lettere che scrivo. C'è una donna che vorrei poter toccare e mi manca veramente tanto, ma lei è alla deriva come un satellite. C'è una luce al neon in fiamme. In questa foschia fumosa. C'è una bambina tra le braccia di una donna in collera ed una ballerina con i capelli dorati sul palco. Porta indietro l'orologio e volta la pagina indietro di un libro che nessuno può scrivere, nemmeno tu! Dove sei stanotte? C'è un leone sulla strada, c'è un demone sfuggito, ci sono un milione di facce da ricordare, c'è un panorama rapito mentre la bellezza si nasconde nei call center, a volte. Ho combattuto con il mio gemello, quel nemico dentro di me, fino a quando entrambi siamo caduti sfiniti. Pare che debba accadere qualcosa, ma la mia Musa è sparita in un parcheggio con un amante occasionale.

Angeli caduti in una danza rituale corrono per le strade di periferia. Una luce al neon disturba la mia malinconia e la voce di un Poeta si leva oltre la sfera del dolore. Ma questo è solo un sogno di novembre, oppure è davvero questa vita? E il cuore non è una lavanderia automatica, purtroppo!

domenica 31 ottobre 2010

Zenone non trova il codice di migrazione

“E’ proprio sgonfia quella maledetta ruota destra! Oggi mi sento sgonfia pure io, però, e lo so che mica tutti i giorni posso sorridere al mondo, e so anche che quel cretino del mio collega dirà qualcosa di stupido anche oggi. E’ fatto così, parla, straparla, mi dice cose stupide, però è simpatico, buffo!

Anche la vita è buffa, fai un passo indietro, inciampi sulle cose, poi a volte non le trovi, metti tutto sotto sopra, fino a capire che sei tu che non trovi, ma io oggi so benissimo dove mi trovo, sono esattamente nel paradosso di Zenone, quello del piè veloce Achille e della tartaruga. Achille venne sfidato da una tartaruga in una corsa. A patto di concedergli un passo di vantaggio.

Ma Achille nel paradosso di Zenone non potrà mai raggiungere la tartaruga. Dato che Achille dovrebbe prima raggiungere la posizione occupata precedentemente dalla tartaruga che, nel frattempo, sarà avanzata raggiungendo una nuova posizione che la farà essere ancora in vantaggio; quando poi Achille raggiungerà quella posizione nuovamente la tartaruga sarà avanzata precedendolo ancora. Questo stesso discorso si può ripetere per tutte le posizioni successivamente occupate dalla tartaruga e così la distanza tra Achille e la lenta tartaruga pur riducendosi verso l'infinitamente piccolo non arriverà mai ad essere pari a zero.”

È passato così tanto tempo da quando una sconosciuta ha dormito nel mio letto. Guarda come dorme dolcemente, quanto devono essere belli i suoi sogni. In un'altra vita deve aver posseduto il mondo, o essere stata fedelmente sposata a qualche virtuoso re che scriveva salmi al chiaro di luna. Sapete sono un sognatore, un po’ romantico e inconcludente, come ogni sognatore che si rispetti.

Credo nell’amore nella passione per questo mi guardo bene dal confessare se amo, se provo sentimenti per una persona, ma credetemi ne provo di continuo, e spesso faccio fatica a trattenere le mie emozioni. Sono fatto così, sono fatto molto male, credo!
Ora sono qui in questo call center, non canto più canzoni d’amore, o meglio le canto solo per me stesso. Ho preso un sentiero non battuto una volta, dove non è chi è veloce a vincere la corsa, ma chi è meritevole, chi sa discernere parole di verità.

Proprio come nel paradosso di Zenone dove il pelide Achille non può raggiungere la tartaruga, come nel mio sogno dove corro ma non ti raggiungo e non potrò mai dirti ciò che penso. Qualcun altro sta parlando con le mie labbra, ma io ascolto solo il mio cuore. Ho fatto scarpe per chiunque, ma preferisco camminare scalzo.

Ascolta, se stai viaggiando nella luminosa terra del sud dove i venti soffiano impetuosi lungo il meriggio autunnale. Ricordami a colei che vive là e che una volta fu il mio sincero amore. Ascolta, se vai lì quando il vento diviene gelido e quando i fiumi ghiacciano e finisce l'estate, ti prego, accertati che lei indossi una pelliccia così calda da proteggerla dall'ululare dei venti che dorma nel suo piumone caldo.

Ti prego, guarda per me se la sua chioma è ancora lunga se fluisce e si sparge lungo il suo collo di cigno. E se pensi che queste mie parole siano scomode o prive di senso o ti abbiano offeso pensa che è stato tutto un gioco o uno scherzo del caso e che quel matto burattinaio voleva vedere se ero in grado di sbrogliare la matassa, facendomi cadere ai tuoi piedi. Davanti alla tua bellezza poteva incespicare chiunque, perché non io, che sono solo un piccolo sognatore di periferia.

E se pensi che queste mie parole ti abbiano offeso pensa che è stato tutto un gioco o uno scherzo del destino che ci ha messo uno di fronte all’altro, con le nostre sconfitte e i nostri desideri che sappiamo nascondere bene con un sorriso e una smorfia. Ma tu sei qui, proprio come me, diretti verso un punto nascosto da un orizzonte di fuoco. Camminiamo insieme oppure non camminiamo affatto, ma cerchiamo di sorridere ancora e di sperare in un futuro migliore dove le nostre lacrime si trasformeranno in gioia infinita.

lunedì 15 marzo 2010

Bob Dylan - Live in Osaka 2010


Bob Dylan in Giappone ha eseguito alcuni dei suoi classici immortali, tornando finalmente a sperimentare con nuovi arrangiamenti ed efficaci break strumentali. Grazie all'apporto dato da Charlie Sexton e da tutti i membri della band. E' davvero confortante sentire come brani epocali quali Don't think twice, Ballad of a thin man o I don't believe you possano rinascere in una nuova veste sonora.

E Dylan a 69 anni suonati è ancora uno dei maggiori performer in circolazione. Lo show di Osaka del 13 Marzo scorso, ne è la prova tangibile:

SENTIRE PER CREDERE



domenica 7 marzo 2010

Muleskinner Boys live a Sotterranei Pop


Sono provenienti da Cosenza, i Muleskinner Boys, quartetto d'ispirazione statunitense che propone una contagiosa miscela di Blues, Country e Bluegrass molto interessante e godibile. Aldo D'Orrico, voce e chitarra, guida la band lungo le highway della libertà e degli ampi spazi sonori. Completano la formazione Mario D'Orrico, mandolino e seconda voce, Giuseppe Marino al basso e Giuseppe Romagno alla slide guitar.



Il loro repertorio spazia dai brani più classici del bluegrass come “Mule Skinner Blues”, dal quale il gruppo si è ispirato per il nome della band, a brani appartenenti al repertorio della musica scoto-irlandese, le cosiddette “fiddle tunes”, fino ad arrivare brani che tracciano le nuove frontiere del bluegrass, espressione di un’evoluzione del genere come la newgrass o la Dawg Music. Tra gli artisti che esercitano una maggiore influenza sul gruppo citiamo Tony Rice, Doc Watson, David Grisman, Sam Bush, oltre a tutta la tradizione più storica di Bill Monroe & Co.

Le esibizioni sono brillanti, energiche, costellate da assoli di chitarra e mandolino e di parti all’unisono. Propongono molti classici del genere, per arrivare a Neil Young, da John Denver a Bob Dylan, in una cavalcata lunga un secolo e lunga la migliore tradizione musicale di questo genere chiamato Americana.

mercoledì 3 febbraio 2010

Soliloquio per armonicista periferico – Dylan’s Break # 2



Soliloquio per armonicista periferico – Dylan’s Break # 2

"Inizio con una notte di pioggia. Inizio con una notte di Ottobre. Sapete quando vi prende quel senso d’inadeguato rapimento e vi sentite un tutt’uno col respiro cosmico delle tenebre e ogni cosa, ogni pensiero si fa largo nella vostra mente fino a divenire benzina che devasta le pareti del vostro animo:

QUESTA è una di QUELLE NOTTI

Ma non mi è concesso il riposo adesso, né la solitudine, o meglio non una reale solitudine, in fondo anche questa è una notte di rivalsa. Ho letto tre libri che mi riconducono a questo istante, ero sicuro di averli chiusi in una busta legata stretta ad una camicia sbrindellata di ricordi e del trasporto: un letto caldo, ma umido d’amore in gocce madreperlacee. Nuvole veloci e pensieri rapaci di sodomia esplodono nel bagliore di una bottiglia di birra vuota da 66 cl. e mi ritrovo a scappare nudo con addosso soltanto la mia dignità...

Quella era Chiara. Nelle sue note di follia, nascoste fra una pentatonica e un sorriso, che abilmente sapeva riporre come melodie acquose dentro il legno di una solid body. In quelle notti d’autunno, quando il Tirreno sembrava capirci meglio di qualsiasi cosa, e sapevamo farci bastare il nostro piccolo sogno intimista a base di tabacco Golden Virginia, pizze d’asporto e dischi di Bob Dylan; in quelle sere dolci e dense come sciroppo di mandorla, sentivo un afrore escapista e sereno. Era vento dell’ovest (?)

E mi chiamarono Demetrio e l’elemento da cui nacqui fu l’acqua. Ed io, colpo singolo in questa notte argentata, mi accingo a ritrovare la via di casa. Da qui, si dice, non è passato nessuno a portare la Storia. La mia casa è stata ricavata da megazzino di ferramenta, spesso i miei sogni si svolgono lì, sono solo vendite al dettaglio. C’è un registratore di cassa grigio e un macchina per fare le chiavi color rame.

Mio nonno era calzolaio, mio padre impiegato statale, e io mi occupo di schede prepagate. Ma non mi sembra un gran fardello da portare. Credo che il call center sia il viatico necessario della nostra generazione. Stanotte sto ripensando a Chiara, e al mio periodo latinoamericano.

I miei colleghi sono audaci agent, falchi in una notte di redenzione - Ogni giorno incrociamo le cuffie in una strana alchimia che pare una danza rituale, fatta di ginseng, caffè, chewing gum al mannitolo e sigarette,in una sfida all’O.K. Corral di maledette promo. Soliloquio per un armonicista periferico. Sono obbligato a vivere con la mia voce. Discendente di Cassio e d’Eracle. Mi sento la cosa più vicina al minotauro racchiuso dentro un labirinto che i miei contemporanei chiamarono Open Space"


Demetrio ha viaggiato indietro nel tempo facendo rotta verso l’Egitto di Iside e Osiride, cercando la rotta degli Argonauti e il vello d’oro della Riscossa, per poi tornare alla sua miserabile esistenza di agent sconfitto. Nello stereo Dylan biascica un ruvido blues. Attraversa una porta che non sa bene dove lo condurrà. Verso il suo passato, verso una vita altra, o forse solo un giorno nuovo di sole, vento e acqua in una terra verde di rivalsa.

Ma oggi vorrebbe parlare senza più dover rispondere e ascoltare senza sentire questo lamento: di sogni che non è stato possibile realizzare, promozioni scadute, soltanto un birillo in una partita a bowling di angeli caduti, mentre sta bevendo la sua splendente armatura invisibile… E’ convinto che il mal di testa sia diretta conseguenza dell’errata fiducia che l’umanità ha riposto nel linguaggio verbale.

E’ così che bisognerebbe vivere l’autunno mediterraneo: scalzi, a bere birra ghiacciata e a fumare Camel senza filtro per contemplar il cielo, ora limpido mentre una ridda di suoni tesse il firmamento del nostro Avvenire. Un soliloquio per piccoli armonicisti di periferia.

martedì 2 febbraio 2010

A new day at midnight



In controtendenza col mio umore ascolto “A new day at midnight”, e con la marcia indietro mi avvicino verso la tanto bramata maturità. Solipsista e compiaciuto in una consapevole fantasmagoria, e non erano poi così lontane le giornate maltesi. Quei momenti di forza e necessario benessere, nascosti da ironica virtù, di un quotidiano vissuto in levare, a soffiare dentro un microfono il giorno e a soffocare la malinconia in un’armonica rugginosa.

La verità era oscura, Troppo profonda e troppo pura, E per viverla deve esplodere!

Zaino in spalla e marcia forzata, dal tramonto all’alba, notte dentro notte, alimentata da un caffè cattivo e da luci al neon. La vita attraverso i tuoi occhi profondi deve essere sublime, Stella Solitaria, fa che tu possa brillare così forte da poterti ammirare da qui, in questa magica notte mediterranea.
Se fossi con te ti condurrei dove termina la notte, ove sofferenza non possa toccare, lontano da questa vita che ci vuole sempre sconfitti e spauriti, ove riuscirei a proteggerti e a darti ciò che meriti, il cielo in tutto il suo splendore.
E se solo fossi meno vile da poter seguire l’impeto del cuore, e scappare via, dove termina la notte, combattivo eppur sconfitto, ma non ancora domo.

Qui il mare urla disprezzo ai mercenari della passione, resto in silenzio ad ammirare la stupefacente vacuità di un’epoca di clamori e chincaglierie, e ti penso in bilico fra la tristezza e il delirio, fra l’erezione e l’oblio.

C'è un treno a grande distanza che si muove attraverso la pioggia, lacrime sulle lettere che scrivo. C'è una donna che vorrei poter toccare e mi manca veramente tanto, ma lei è alla deriva come un satellite.
C'è un leone sulla strada, c'è un demone sfuggito, ci sono un milione di sogni passati: c'è un panorama rapito.

sabato 30 gennaio 2010

Scala antincendio per l'inferno


Liberamente ispirato alle liriche di Changing Of The Guards

C’è un grande ristorante, “Il Vitello Salmonato” lungo il viale alberato, dove oscuri padroni danzano con belle debuttanti in un valzer di sudore, oro e blasfemia. C’è un night infestato da spettri di rivalsa in una notte mediterranea

Due piccoli sognatori cantano le loro sconfitte in una rima di terzine fatate. Frutti di mare proveniente da un’onirica Pandora si trasformano in regine- guerriere provenienti dall’Atlantico. Il piccolo sognatore anziano ha una barba alla Lincoln ma non è venuto qui per liberare schiavi, ma per incatenarsi ad un sogno di lussuria feticista

Qualcuno ha scelto un linfoma come uscita di scena; colpo ad effetto o solo vivere modernista inadatto alle nostre squame di montagna marina?

Poco illuminata, appare la scala: pioggia dorata lungo le colonne di marmo, un fallo artificiale sta vibrando lungo la sua schiena, insalivato da cioccolato bianco e lussuria. Un piccolo contenitore di anime redente si versa sopra un tappeto viola.
Escono danzando le regine della notte. In una baraonda di vino, sperma, sogni e lattice si avvolge un ricordo, un barbaglio di speranza…

Siamo ancora qui, tra chitarre e percussioni, in un sabba di redenzione e follia…

Soltanto la sua piccola corazza di euforia protegge il folle cuore, e mentre nella sala l’orchestra sta suonando note di disfatta, il sognatore trova un varco e si lancia nel vuoto… Il suo gomito e la sua mascella trovano per primi la scala antincendio per l’inferno… Ma è la sola uscita possibile adesso… Oh, Eywa, proteggici almeno tu!

Suona un telefonino marchiato Mtv mobile… Sveglia imbranato! E’ gia l’ora di badgare e “Benvenuti nel servizio clienti Durex, come posso esserle utile, oggi? “

Pace verrà con tranquillità e splendore su ruote di fuoco ma non ci porterà ricompense quando i falsi idoli di lei cadranno ed una morte crudele si arrenderà con il suo fantasma pallido che batte in ritirata tra il re e la regina di spade

lunedì 2 novembre 2009

Dylan’s Break # 1




Dylan’s Break # 1

Inizio con una notte di pioggia. Inizio con una notte di Ottobre. Sapete quando vi prende quel senso d’inadeguato rapimento e vi sentite un tutt’uno col respiro cosmico delle tenebre e ogni cosa, ogni pensiero si fa largo nella vostra mente fino a divenire benzina che devasta le pareti del vostro animo

QUESTA è una di quelle notti…

Ma non mi è concesso il riposo adesso, né la solitudine, o meglio non una reale solitudine, in fondo anche questa è una notte mediterranea… Ho letto tre libri che mi riconducono a questo istante, ero sicuro di averli chiusi in una busta legata stretta ad una camicia sbrindellata di ricordi e del trasporto… un letto caldo, ma umido d’amore in gocce madreperlacee. Nuvole veloci e pensieri rapaci di sodomia esplodono nel bagliore di una bottiglia di birra vuota da 66 cl. e mi ritrovo a scappare nudo con addosso soltanto un paio di calzini bianco-dignità

Chiara era fatta così, lo voleva tutto per sé. Nelle sue note di follia, nascoste fra una pentatonica e un sorriso, che abilmente sapeva riporre come melodie acquose dentro il legno di una solid body

In quelle notti d’autunno, quando il Tirreno sembrava capirci meglio di qualsiasi cosa, e sapevamo farci bastare il nostro piccolo sogno intimista a base di tabacco Golden Virginia, pizze d’asporto e dischi di Bob Dylan; in quelle sere dolci e dense come sciroppo di mandorla, sentivo un afrore escapista e sereno. Era vento dell’ovest

E mi chiamarono Demetrio e l’elemento da cui nacqui fu l’acqua. Ed io, colpo singolo in questa notte argentata, mi accingo a ritrovare la via di casa. La mia casa è una periferia silenziosa. Da qui, si dice, non è passato nessuno a portare la Storia. La mia camera è stata ricavata da "una negozio", spesso i miei sogni si svolgono in una bottega di generi alimentari. C’è una bilancia rossa e un’affettatrice grigio metallizzata.

Mio nonno era calzolaio, mio padre impiegato statale, e io mi occupo di schede prepagate. Ma non mi sembra un gran fardello da portare. Credo che il call center sia il viatico necessario della nostra generazione, un segno dei tempi. Stanotte sto ripensando a Chiara, e al mio periodo "carioca". Vi parlo dei miei colleghi, audaci agent, falchi in una notte di rivalsa… Ogni giorno incrociamo in una strana alchimia che pare una danza rituale, fatta di ginseng, caffè, chewing gum al mannitolo e sigarette, le nostre cuffie in una sfida all’O.K. Corral di promozioni e attivazioni commerciali. Soliloquio per un armonicista periferico. Eroe silente obbligato a vivere della propria voce. Discendente di Cassio e d’Eracle e fratello del Mercenario di Tebe.

Mi sento la cosa più vicina al minotauro racchiuso dentro un labirinto che i miei contemporanei chiamarono Open Space

E adesso la mia idea di sentimento si collega con il suono di Beyond Here Lies Nothin’ ...Credo che la mano di Mike Campbell in quel brano sia molto più eloquente di qualsiasi simposio sull’eros.

Ci sono artisti leggendari che hanno fiamme più alte e splendidamente più brillanti e maggiore consenso, come i Beatles, Bruce Springsteen o Michael Jackson, ma Bob Dylan ha un posto unico nella cultura pop. Come l'artista che è stato ed è semplicemente il più influente negli ultimi 40 ultimi anni...

Non male per un piccolo armonicista del Minnesota. Il suo ultimo capolavoro si chiama Forgetful Heart. Nessun cantante ha mantenuto un così elevato standard qualitativo nel corso di una carriera tanto lunga e prolifica come quella del menestrello di Duluth.

Demetrio ha viaggiato indietro nel tempo facendo rotta verso l’Egitto di Iside e Osiride, cercando la rotta degli Argonauti e il vello d’oro della Riscossa, per poi tornare alla sua miserabile esistenza di sconfitto. Nello stereo Dylan biascica un ruvido blues

Attraversa una porta che non sa bene dove lo condurrà. Verso il suo passato, verso una vita altra, o forse solo un giorno nuovo di sole, vento e acqua in una terra verde di rivalsa…

Ma oggi vorrebbe parlare senza più dover rispondere e ascoltare senza sentire sto lamento di tariffe troppo costose, di sogni che non è stato possibile realizzare, promozioni scadute senza rinnovo automatico, soltanto un birillo in una partita a bowling di angeli caduti, mentre sta bevendo la sua splendente armatura invisibile… E’ convinto che il mal di testa sia diretta conseguenza dell’errata fiducia che l’umanità ha riposto nel linguaggio verbale…

E’ così che bisognerebbe vivere l’autunno mediterraneo: scalzi, a bere birra ghiacciata e a fumare Camel senza filtro per contemplar il cielo, ora limpido mentre una ridda di suoni tesse il firmamento del nostro Avvenire. Un soliloquio per piccoli armonicisti di periferia.


“Cuore smemorato come un’ombra vagante nel mio cervello. Tutta la notte sto sveglio ad ascoltare il suono del dolore. La porta è chiusa per sempre, se davvero c’è mai stata una porta” (Bob Dylan)

sabato 31 ottobre 2009

“Ultimo tango a l’Heartbreak Hotel” – Halloween Break




“Ultimo tango a l’Heartbreak Hotel” – Halloween Break

Elvis Spectrum’s Dream - (A real american dream)

“If only angels will get organized along the lines of the Memphis Mafia”

Sono qui da solo, guardo la tv mentre suono un basso Fender. Parlano di cinema in un mondo che è gia finzione e la mia vita è sempre stata una pellicola di serie B

Ieri sera sono uscito tardi, con la mia cadillac rossa, sono tornato a casa in taxi. Ho conosciuto un tipo in gamba e mi sentivo generoso nei confronti della vita.

La solitudine accompagna le mie risate, ho bevuto una bottiglia di bourbon con Terry Southern, la settimana scorsa. Mi parlava del suo ultimo set e delle risate autentiche di Slim Pickens, attore, cascatore e cowboy da rodeo. E del resto è quello che faccio anche io ogni notte sul palco, sono un cascatore da rodeo col mantello bianco...

E quel talentuoso filmaker di New York: mi piacerebbe molto lavorare per lui, anche se il Colonnello l’ha reputata una pessima idea… Eppure sento che sarebbe in grado di catturare il mio potenziale, e sarei stato perfetto in quel film sulla Bomba, magari avrei potuto accennare un pezzo alla chitarra prima della fine tipo “Love and Napalm: Export U.S.A”

E’ la notte di Halloween. Siamo nel 1964, notte di streghe e di pagliacci camuffati da rocker, notte di falchi e di poiane. E sto attraversando questa notte come una lama nel burro. L’orologio dell’apocalisse segna un quarto alle undici PM.

Ancora una volta il mio mantello di pelle nera splende sotto questi lampioni che portano rispetto per il Re. E' una giungla d’asfalto e io sono l’unico guerriero disposto a perdere, a lottare e a rinunciare a qualcosa…

Ma non sono così sprovveduto come alcuni pensano, sto leggendo Tucidide e Sofocle e proprio attraverso l’Aiace ho capito quello che sta facendo il Colonnello della mia carriera… Ma ragazzi, non temete, sono il clown con la sua risata migliore, quella più perfida, del poroporoponponpero e di tutti i be bop a lula del mondo.

See these eyes so green I can stare for a thousand years / Colder than the moon It's been so long / And I've been putting out fire with gasoline on my Cadillac Eldorado, oh yeah!

Kurt Vonnegut, autore, patriota e audace ballerino della prosa, ha detto che l’umorismo è una reazione fisiologica alla paura, alla disperazione della vita e della morte, alla grande mietitrice che ogni giorno si affaccia alla nostra porta con aria sorniona come un aguzzino col suo bocchino di sigaretta, eterna alleata nel nostro sogno di sopravvivenza. E dalle murder ballads dei pionieri alle tragedie degli achei, la costante resta la provocazione...

Riot on a empty street full of fitch / Yeah I think this is last tango on Heartbreak Hotel / I can see the pain that you're frightened / No hidden catch No strings attached

E porterò con me soltanto un rimpianto mi sarebbe piaciuto cantare quella canzone scritta da un ragazzo del Minnesota, quella sul ladro e sul giullare, la migliore song sull’Apocalisse...

Fra qualche tempo canteranno di me e del mio costume, da Roma a Tokio, da Liverpool a Kathmandu, da Saigon a Berlino. Mi piacerebbe suonare per i nostri ragazzi laggiù in Indocina.

E Don il biondo, un altro ragazzo con un sogno e un southern accent dirà che “It ’s good to be king”. Nulla è più complicato ed evanescente della semplicità…

“È nel conflitto fra sensibilità ed erezione che nasce l’arte” e qui non c’è più nessun conflitto per me. Ho il frigo pieno e ho smesso di pagare il prezzo per ciò che sono, che ero e che sarò!

Aiace, mio signore, d’un destino fatale, ineluttabile, non c’è male più grande per gli umani. Anch’io nacqui da un padre libero, possente come pochi tra i Frigi per ricchezza. E adesso sono schiava: così vollero i Numi e più di tutto la tua forza. Ebbene sono entrata nel tuo letto e non penso che a te!

Oh, mia povera Tecmessa! La fortuna chiama, avanzo uscendo dalle ombre verso il mercato, mercanti e ladri, assetati di potere, la mia ultima mano andata via

Colonnello! Colonnello! Non ho più bisogno della tua organizzazione, ho lustrato quelle maledette blue suede shoes, ho smosso le vostre montagne e segnato le vostre carte ma il paradiso è in fiamme, o vi preparate ad essere eliminati oppure i vostri cuori devono avere il coraggio per il cambio della guardia. Pace verrà con tranquillità e splendore su ruote di fuoco ma non ci porterà ricompense. Quando i falsi idoli di lei cadranno ed una morte crudele si arrenderà con il suo fantasma pallido che batte in ritirata tra il Re e la regina di spade

“And I made up lies, so they all fit nice, and I made this sad world a Paradise”


Credits

Bob Dylan – Changing of the guards / All along the watchtower
David Bowie – Cat People (Putting out fire) / Kurt Vonnegut – A man without a country
Depeche Mode – Free Love / Kings of Covenience – Riot on a empty street
James Ballard – The Atrocity exhibition / Tom Petty – It’s good to be a king
Watchmen - Alan Moore / Sofocle - Aiace
Dr Strangelove – Stanley Kubrick / Elvis Presley – Heartbreak Hotel