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martedì 2 novembre 2010

Il cuore non è una lavanderia automatica

“Demè ce l’hai i cavi per far partire la macchina? C’ho la batteria scarica, maledizione!” Fuori un’umidità atroce, Demetrio i cavi non li tiene ma aiuta lo stesso Michele, il suo collega a far partire la sua Peugeot: spingendo. E’ egocentrico come un gatto scappato dal condominio, però è uno di cuore, e nonostante il peso della sua malavita, riesce ancora di tanto in tanto ad indignarsi davanti alle storture della vita.

Crede nell’equilibrio, lui. E nel Karma: ogni azione ti porta in una differente direzione, fai del bene e riceverai bene, ma se fai del male, beh ti ritrovi a lavorare in un call center, no? Il purgatorio contemporaneo dove la generazione degli anni zero sta espiando le colpe dei padri. Ha detto proprio così quel sociologo in tv, ieri sera. Cosa avrà mai voluto dire? Demetrio questo non lo sa.

"Io so solo che c’è confusione nell’aria e il talento viene scambiato per presunzione, o peggio per accidia. Batte lo stesso il suo cuore, gira come se fosse la centrifuga di una lavatrice; sotto giri romba il motore diesel e fende la nebbia e la monotonia di una placida serata mediterranea."

“Io sono la voce, io sono presente, non so per quanto riuscirò a raccontare il mio tempo e a restare neutrale in questa battaglia che ci vede mercenari di chimere e di sogni irraggiungibili.” dice lui.

Demetrio però ha trovato il suo habitat, ci sono persone che stima e che apprezza in quel piccolo call center. Certo non è come lavorare per Endemol o per Pubblitalia, e a volte la frustrazione si fa sentire e anche lo stress, adesso poi sono mesi che non si ferma. Non si ferma mai. Ma gli sta bene così.

Si fosse fermato non avrebbe conosciuto Chiara, la Ragazza Cigno, quella che davvero riesce a capirlo e a stimolarlo. E di cui Demetrio, anche se non vuole ammetterlo nemmeno a se stesso è leggermente invaghito. Chiara è dolce e bella. Di una bellezza atipica. Selvaggia quasi, naturale... autentica.

Per fortuna esiste ancora la bellezza, e il post-moderno non può farci nulla! Potrà tentare di nasconderla, in un call center, magari, tentare il gioco delle tre carte, ma quelli sono trucchetti da dilettanti. A quelli come noi resta poco, ma qualche certezza riusciamo a conservarla, e se anche non riusciamo a vincere, possiamo ancora scendere in campo e disputare il nostro match. Palla al centro, e il fiato non ci manca, nemmeno il sogno!

E se piangi ti si arrugginiscono le guance, dicono. Non dorme mai la ruggine, non ce la fanno i forti a resistere, conta solo ciò che senti, qui e adesso. Perciò mostrami le tue cicatrici e ti mostrerò il mio dolore.

C'è un treno a grande distanza che si muove attraverso la pioggia, lacrime sulle lettere che scrivo. C'è una donna che vorrei poter toccare e mi manca veramente tanto, ma lei è alla deriva come un satellite. C'è una luce al neon in fiamme. In questa foschia fumosa. C'è una bambina tra le braccia di una donna in collera ed una ballerina con i capelli dorati sul palco. Porta indietro l'orologio e volta la pagina indietro di un libro che nessuno può scrivere, nemmeno tu! Dove sei stanotte? C'è un leone sulla strada, c'è un demone sfuggito, ci sono un milione di facce da ricordare, c'è un panorama rapito mentre la bellezza si nasconde nei call center, a volte. Ho combattuto con il mio gemello, quel nemico dentro di me, fino a quando entrambi siamo caduti sfiniti. Pare che debba accadere qualcosa, ma la mia Musa è sparita in un parcheggio con un amante occasionale.

Angeli caduti in una danza rituale corrono per le strade di periferia. Una luce al neon disturba la mia malinconia e la voce di un Poeta si leva oltre la sfera del dolore. Ma questo è solo un sogno di novembre, oppure è davvero questa vita? E il cuore non è una lavanderia automatica, purtroppo!

domenica 31 ottobre 2010

Zenone non trova il codice di migrazione

“E’ proprio sgonfia quella maledetta ruota destra! Oggi mi sento sgonfia pure io, però, e lo so che mica tutti i giorni posso sorridere al mondo, e so anche che quel cretino del mio collega dirà qualcosa di stupido anche oggi. E’ fatto così, parla, straparla, mi dice cose stupide, però è simpatico, buffo!

Anche la vita è buffa, fai un passo indietro, inciampi sulle cose, poi a volte non le trovi, metti tutto sotto sopra, fino a capire che sei tu che non trovi, ma io oggi so benissimo dove mi trovo, sono esattamente nel paradosso di Zenone, quello del piè veloce Achille e della tartaruga. Achille venne sfidato da una tartaruga in una corsa. A patto di concedergli un passo di vantaggio.

Ma Achille nel paradosso di Zenone non potrà mai raggiungere la tartaruga. Dato che Achille dovrebbe prima raggiungere la posizione occupata precedentemente dalla tartaruga che, nel frattempo, sarà avanzata raggiungendo una nuova posizione che la farà essere ancora in vantaggio; quando poi Achille raggiungerà quella posizione nuovamente la tartaruga sarà avanzata precedendolo ancora. Questo stesso discorso si può ripetere per tutte le posizioni successivamente occupate dalla tartaruga e così la distanza tra Achille e la lenta tartaruga pur riducendosi verso l'infinitamente piccolo non arriverà mai ad essere pari a zero.”

È passato così tanto tempo da quando una sconosciuta ha dormito nel mio letto. Guarda come dorme dolcemente, quanto devono essere belli i suoi sogni. In un'altra vita deve aver posseduto il mondo, o essere stata fedelmente sposata a qualche virtuoso re che scriveva salmi al chiaro di luna. Sapete sono un sognatore, un po’ romantico e inconcludente, come ogni sognatore che si rispetti.

Credo nell’amore nella passione per questo mi guardo bene dal confessare se amo, se provo sentimenti per una persona, ma credetemi ne provo di continuo, e spesso faccio fatica a trattenere le mie emozioni. Sono fatto così, sono fatto molto male, credo!
Ora sono qui in questo call center, non canto più canzoni d’amore, o meglio le canto solo per me stesso. Ho preso un sentiero non battuto una volta, dove non è chi è veloce a vincere la corsa, ma chi è meritevole, chi sa discernere parole di verità.

Proprio come nel paradosso di Zenone dove il pelide Achille non può raggiungere la tartaruga, come nel mio sogno dove corro ma non ti raggiungo e non potrò mai dirti ciò che penso. Qualcun altro sta parlando con le mie labbra, ma io ascolto solo il mio cuore. Ho fatto scarpe per chiunque, ma preferisco camminare scalzo.

Ascolta, se stai viaggiando nella luminosa terra del sud dove i venti soffiano impetuosi lungo il meriggio autunnale. Ricordami a colei che vive là e che una volta fu il mio sincero amore. Ascolta, se vai lì quando il vento diviene gelido e quando i fiumi ghiacciano e finisce l'estate, ti prego, accertati che lei indossi una pelliccia così calda da proteggerla dall'ululare dei venti che dorma nel suo piumone caldo.

Ti prego, guarda per me se la sua chioma è ancora lunga se fluisce e si sparge lungo il suo collo di cigno. E se pensi che queste mie parole siano scomode o prive di senso o ti abbiano offeso pensa che è stato tutto un gioco o uno scherzo del caso e che quel matto burattinaio voleva vedere se ero in grado di sbrogliare la matassa, facendomi cadere ai tuoi piedi. Davanti alla tua bellezza poteva incespicare chiunque, perché non io, che sono solo un piccolo sognatore di periferia.

E se pensi che queste mie parole ti abbiano offeso pensa che è stato tutto un gioco o uno scherzo del destino che ci ha messo uno di fronte all’altro, con le nostre sconfitte e i nostri desideri che sappiamo nascondere bene con un sorriso e una smorfia. Ma tu sei qui, proprio come me, diretti verso un punto nascosto da un orizzonte di fuoco. Camminiamo insieme oppure non camminiamo affatto, ma cerchiamo di sorridere ancora e di sperare in un futuro migliore dove le nostre lacrime si trasformeranno in gioia infinita.

mercoledì 6 ottobre 2010

Città di bronzo e lacrime d’argento



“Viviamo nascosti ma siamo noi che muoviamo i fili: non vogliamo essere protagonisti, ma inevitabilmente lo siamo più di chiunque altro perché noi abbiamo visto qualcosa che i più non hanno visto. Noi figli della luna, noi operatori del call center” (Alejandro Escovedo)

È ottobre e lui è un un tipo romantico, forse un po’ troppo per godersi questa epoca di panico stupore. Lavora in un call center, fa il turno dalle quattro alle nove di sera. Si chiama Demetrio e sta tentando con tutte le sue forze di venir fuori da un periodo dark.

La città sembra una pallottola d’argento che sghignazza dentro il filtro di una sigaretta al mentolo. La città è una luce fredda, come le macchine che sfrecciano via, come le studentesse che aspettano l’autobus. Demetrio anche lui pare avere fretta. Al call center è considerato uno col senso dell’umorismo. Lui in verità sta male, ma non lo dice a nessuno. Si è stancato di lamentarsi e di ammorbare il prossimo. E’ una città di bronzo, un po’ come la sua faccia, ormai. Si trova bene nel call center Demetrio, e ha anche trovato moglie, ma solo per ridere, ovviamente. A volte le giornate del teleselling sono davvero dure. A volte fioccano chiamate come se fossero pallottole. Certi pomeriggi ci vuole senso dell’umorismo e inventiva per far passare quelle quattro ore e mezza.

C’è qualcosa che lo tiene allegro, la compagnia è fatta da bravi ragazzi che lo sostengono nella sua battaglia contro la mediocrità e la serietà imperante, a suo parere senza motivo alcuno. Demetrio interpreta ogni giorno un personaggio differente, sempre di matrice pirandelliana e così come Shakespeare sosteneva che la vita fosse un palcoscenico, Demetrio sta trasformando questo call center in un happening stile Fiorello & Baldini. Del resto lui la radio l’ha fatta e pure il teatro, ma una vita e mezza fa; quando era un giovane idealista pieno di capelli e di sogni di gloria. Demetrio è uno di quelli che viene dall’inbound, conosce bene la trincea e lì dentro non ci vuole più tornare. Si trova meglio a fare il rapace, il rapinatore dell’outbound.

Pensieri di ferro salpano alla sera su navi di ferro. Demetrio si distrae pensando alla sua vita di periferia e al tragitto dal lavoro a casa; alla sua macchina che fa viaggiare sempre di terza: controllo perfetto del mezzo, sicurezza e affidabilità. Uno spleen sull'amore, che si costruisce col tempo, con la fiducia. Ci vuole pazienza e l’arte per il compromesso: mai tirare la corda, niente eccessi, mostrare affidabilità e solidità. Questo è il trucco per un amore vero. Perché l'amore non è una corsa automobilistica in discesa, ma una salita ripida e lunga che va affrontata con cautela e controllo di sé. L' amore va preso di terza per arrivare sani e salvi alla meta. Se ingrani la quinta sono dolori, invece.

- L’offerta consiste in sei mesi di abbonamento gratis a termine dei quali pagherà solo 38 euro e 90 al mese, tutto compreso, iva inclusa. Lo vuole attivare? Resta sospesa nel Nulla questa domanda. Il ccrm si è impallato di nuovo…

In un momento di mistica comunione si spengono i monitor. Il rumore di fondo si smorza e parte dagli abissi una sezione d'archi, imperiosa, forse una tromba squilla lontana, un muro di chitarre si fa breccia nella sua mente, sono proprio loro, i Dream Theater.. Lei gli sfiora per sbaglio la mano mentre lui “fa la tartaruga” col suo mouse riuscendo finalmente a strappargli un sorriso. Si sente felice come un cretino: il ccrm si riavvia, parte una nuova telefonata: è vita da call center, sempre e solo quella!

“Forse sei troppo creativo per amare fino in fondo, qualcosa che non sia legata a te stesso e alle tue idee.”

Queste parole gli tornano in mente come un boomerang di tequila boom boom, effetto dopo-sbornia. E’ storia di pochi mesi fa, sempre la stessa, un lunga scia di insuccessi come lumache che lasciano una bava di scontentezza. E’ questo il suo umore, le sue lacrime d’argento che riesce ancora una volta a celare con una battuta, un accento particolare, un timbro impostato da speaker radiofonico, ma invece vorrebbe strapparsi il cuore, se potesse realmente servire a qualcosa. E non è mai leggere la tenerezza, oggi. E i cuori romantici come quello di Demetrio saranno sempre destinati a soffrire fino allo sfinimento e alla conseguente resa.

I pensieri lasciano la spietata città; eppure anche le navi sono di ferro e non hanno pietà, adesso; mentre gli uomini hanno cuore e fianchi arrugginiti e stanchi. Pensieri di ferro veleggiano le ferree città nella polvere, ma soffici come colombe sono i pensieri che tornano a casa dopo il turno delle nove. E in fondo tutto ciò che riesco a scorgere sono solo lacrime d’argento in una città di bronzo.

Il titolo è liberamente ispirato a Trilogia di New York (Città di vetro) di Paul Auster